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Nel lager

Gli internati militari italiani

Nella sezione del lager riservata agli italiani c’era una baracca per l’infermeria: dentro solo un tavolo e due sedie. Tutto quello che caratterizza un’ “infermeria” – barelle, disinfettanti, medicinali - qui non si sapeva cosa fosse.

L’attrezzatura di tutto il lager era completamente insufficiente. Non c’erano docce e i luoghi in cui ci si poteva lavare erano decisamente troppo pochi. Di notte non potevano essere utilizzate nemmeno le latrine -  pur sempre primitive; in ogni baracca c’era solamente un secchio a disposizione, e ogni notte c’era il rischio che traboccasse. Un altro secchio serviva al contempo da contenitore per le bevande o le zuppe, per l’acqua per lavare i pavimenti e per bollire gli indumenti infestati dalle pulci. Non c’erano vestiti di ricambio. Continue invasioni di insetti erano una delle conseguenze. Le pessime condizioni igieniche unite all’insufficienza di cibo e alle dure fatiche fisiche, inevitabilmente, resero i prigionieri italiani particolarmente cagionevoli di salute.

Il medico responsabile, il Dr. Brümann, abitava all’interno del campo. Le sue mansioni di medico, quando si trattava di prigionieri italiani, le svolgeva in maniera decisamente insufficiente. Circa 110 italiani furono portati nell’infermeria dello Stalag XI B a Oerbke o a Bergen-Belsen. Anche lì le condizioni erano catastrofiche: quasi nessuno di loro fece ritorno a Hilkerode.

Almeno 51 italiani appartenenti all’Ako 6008 morirono in Germania. Cause di morte come “debolezza fisica”, “edema generale” o “tubercolosi polmonare aperta” stanno chiaramente in relazione con la denutrizione dei deceduti.

Nel lager gli italiani cercarono di arrangiarsi alla meno peggio nella loro terribile situazione. Quando le sentinelle della Wehrmacht trovavano delle pulci addosso ai prigionieri, punivano i malcapitati con un giorno di arresto e ordinavano loro di bollire i propri indumenti.  Altri prigionieri comincarono allora ad allevare pulci all’interno di stracci utilizzati per fasciarsi ferite che si erano procurati da soli. Le pulci venivano poi offerte in cambio di razioni di cibo. Non erano pochi gli italiani che, nella loro disperazione, decidevano di cedere la propria razione di pane in cambio di un giorno di tregua dal lavoro infernale a Rhumspringe.

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Giorgio Poli faceva parte dei numerosi IMI dell’Arbeitskommando 6008 Rhumspringe, che non ricevettero cure adeguate nell’ “infermeria” del lager di Hilkerode: il 13.9.1944, all’età di 21 anni, morì di meningite e tubercolosi nella baracca di isolamento del lazzaretto di Bergen-Belsen.

Fonte: Stiftung Niedersächsische Gedenkstätten, Celle/ Deutsche Dienststelle, Berlin



Fonte:
Lascito Giuseppe Chiampo, Padova